I magazzini del design restano nel magazzino dei sogni. Per fortuna.
15 novembre 2009 alle 19:14 | Pubblicato in Centro Storico, Porto Antico | Lascia un commento
La prima pietra dei magazzini del design, posata simbolicamente dall’allora sindaco Giuseppe Pericu il 4 Giugno di 5 anni fa, rimarrà l’unica. Ebbene sì, il palazzetto di vetro della Darsena, che avrebbe dovuto sorgere sul fianco del bacino dei Rimorchiatori Riuniti, rimarrà un sogno sulla carta.
Era già un po’ di tempo che mi domandavo che fine avesse fatto il progetto della Spadolini (ex preside di Architettura) di erigere un cubo di vetro (sublimazione di rivalsa alla sfera di cristallo voluta da Renzo Piano?) tra i pescherecci e i sottomarini ormeggiati in Darsena, propenso ormai a credere che fosse stato inghiottito dal buco nero di oblio che ha ingoiato il mirabolante progetto dello studio Van Berkel per Ponte Parodi e tutte le ambizioni del Silos Hennebique, quando mi sono imbattuto in un trafiletto del Secolo XIX che mi ha svelato la verità dei fatti: “il palazzetto del design non s’ha da fare”.
E, detto tra noi, per una volta ho provato un sospiro di sollievo. Perché in tutta franchezza Genova in generale, e il Porto Antico in particolare, non hanno bisogno di un altro (mini)museo, ma piuttosto di qualche elemento che convogli la vita quotidiana degli stessi genovesi. Fin troppi sono i giocattoli pensati esclusivamente per attirare i turisti scesi dal pullman: Acquario, Museo del Mare, Città dei Ragazzi, Museo Luzzati, Museo Nazionale dell’Antartide, Biosfera, Galeone dei Pirati, Bigo sono già tutte attrazioni a pagamento e francamente non tutte valgono il prezzo (oneroso) del biglietto. Ad oggi il Porto Antico è un’operazione riuscita solo a metà, una parte di porto riguadagnata alla città ma al costo di vederla travestita da baraccone. Troppo netto è il distacco dal centro storico e troppo pochi sono i genovesi che si aggirano tra il palmeto del Millo e i moli della Darsena.
Entrando nel merito della questione, mi sento di affermare che gli errori alla base di questo progetto sono sostanzialmente due, il primo, già sviscerato sopra, di aggiungere un’ulteriore attrazione a un quartiere della città che avrebbe bisogno di quotidianità e non di eccezionalità, il secondo sostanzialmente di incarnare un’ambizione non commisurata ai mezzi. Ma vediamo di spiegarci meglio. Costruire un’esposizione permanente dedicata al design oggi non è un’idea per nulla originale e sottende una certa immodestia. Attorno a quale pregiatissimo pezzo di richiamo avremmo tirato su il museo? In che modo gli ideatori pensavano di attirare l’attenzione del visitatore, del turista e del passante?
Perché in Darsena soprattutto? Perché non nel Centro Storico, denso di vita e povero di attrazioni di richiamo (i suoi tesori rimangono per lo più “invenduti” sul mercato della cultura e lo stesso circuito museale di Via Garibaldi si può considerare quasi limitrofo ai confini della città vecchia). Perché non nel complesso museale dei Parchi di Nervi, ad arricchire un percorso già sviluppato ma che ancora fatica ad affermarsi tra le tappe dei turisti mordi e fuggi. I magazzini del Design sarebbero stati un complemento degno di Wolfsoniana e GAM (Galleria di Arte Moderna).
Personalmente quanto ritengo è che il Centro Storico dovrebbe essere un po’ più “turistico” e il Porto Antico un po’ più “cittadino”. Comunque, anche nel campo dell’intrattenimento culturale l’offerta dovrebbe seguire un filo trainante: il rapporto con il mare.
Nel bacino del Porto Antico tre elementi “culturali” caratterizzanti sono già più che sufficienti. E’ sulla crescita e sullo sviluppo di Acquario, Città dei Ragazzi e Museo del Mare che dobbiamo investire, senza sviare l’attenzione del pubblico in altre realtà di poca pretesa. E la prima mossa dovrebbe essere in direzione di riprendersi il podio di acquario più grande d’Europa che prima Lisbona poi Valencia ci hanno strappato. Tutto il resto, a mio immodesto parere andrebbe collocato altrove, a vantaggio di attività rivolte in primis agli stessi genovesi e in particolare agli abitanti del centro storico, orfani di tanti servizi.
Continuare a riempire i moli di Caricamento di attrazioni per nulla attraenti non giova a nessuno, a meno che il progetto non sia quello di lasciare che l’intera area angiportuale rimanga ad usufrutto esclusivo di comitive, venditori ambulanti, vagabondi e questuanti.
Tanto per fare un esempio, mi sembrava ben più azzeccata l’idea di realizzare un presidio di vendita al dettaglio gestito direttamente dai pescatori che lì in Darsena attraccano le proprie barche, scaricano il pescato e riparano le reti. Elemento ben più reale e contestuale di un qualsivoglia fantomatico micromuseo. Non c’è alcun bisogno di un’altra Cenerentola.
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